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Il racconto di un incontro: Salvatore Striano

Quando leggi, le pagine ti fanno compagnia, non ti tradiscono semmai ti scuotono. È quando entri in simbiosi con la storia che pensi “accidenti ma è proprio così” allora quel libro ha un potere speciale, quello di farti riflettere.

Basta lasciarsi trasportare dalle parole, da quanto viene narrato, ed ecco che arrivano quelle espressioni che ti sconquassano: “ I libri sono le memorie degli uomini, sono come uomini che non possono più farti niente di male. In essi è stato distillato tutto il buono dell’umanità che li ha lasciati dietro di sé. Bisogna solo incontrarli, i libri, ed essere bravi a prendersi ciò che serve.” 

Prendere ciò che serve, ecco! Ecco dimostrata la potenza ineffabile dei libri, e nello specifico, del libro che mesi fa mi è capitato tra le mani: La tempesta di Sasà. Il romanzo di una vita salvata da Shakespeare e all’amore per i libri. Scritto da Salvatore Striano. E chi è? Mi informo  e… accidenti, ma è un ex camorrista napoletano, dei quartieri spagnoli, salvato a Rebibbia dal bardo, dallo scuotiscena, da William Shakespeare. Shakespeare? Ma quello, proprio quello che i ragazzi oggi considerano un classico, che non vale la pena leggere perché ‘andato’, e  poi usa parole difficili, desuete, ormai in disuso, vecchie, superate. Eppure lui, Salvatore conosciuto come Sasà, dice che quello scrittore lì, morto 400 anni fa, gli ha salvato la vita. Sì, Sasà è la prova vivente di come il libro può trasformare la vita in meglio.

Cosa mi accade il 27 luglio scorso? Di incontrarlo e di organizzare una serata in sua compagnia e dei libri. Una favolosa serata estiva, all’aperto, costellata da tante persone , un’atmosfera intima, carica di emozioni, quelle vere, quelle che ti lasciano un segno proprio perché scaturiscono dalla vita quotidiana. Si racconta Sasà con molta determinazione: “Il delinquente fa una vita da sfigato: è costretto a nascondersi, a non vivere, a stare sempre nascosto, con una pistola sotto il cuscino, prigioniero del suo stesso male!” Quando leggiamo un pezzo, tratto dal suo libro che parla della madre, lui si commuove ed io ho un nodo alla gola. Osservo il suo viso, provato, la sua vita non è stata semplice. I suoi occhi, però sono vivaci, il suo sguardo carico di fiducia: “Ognuno si porta dentro la sua storia e ognuno la sua speranza di poterla cambiare, se non per il passato almeno per il futuro.” Guardo la gente che è ipnotizzata ed impressionata: c’è chi tira su con il naso, chi si passa un fazzoletto sugli occhi, chi rimane a bocca aperta.

Quando Sasà si racconta guarda davanti a sé, gli occhi fissi in un punto a mezz’aria, per rimanere concentrato ed esprimere con passione ciò che ha dentro e le mani si muovono come ad accompagnare il suo pensiero.

E poi arriva il momento che io definirei “magico”: il tempo sembra fermarsi e non ti importa ciò che ti accade intorno.  Senti che tutti sono coinvolti… ed è questa l’atmosfera intima di cui vi parlavo prima. Un regalo a Sasà:  un detenuto della casa circondariale di Teramo gli ha scritto una lettera semplice, carica di eventi difficili, vissuti nella delinquenza, a Forcella. Ora in carcere, a Castrogno deve scontare la sua pena, uscirà nel 2021 e scrive: “Il tuo libro, Sasà mi dà speranza perché mi offre una possibilità, quella di trasformare in meglio la mia vita!” Lo saluta, nella lettera e si scusa per come ha scritto, quelle parole semplici si trasformano in parole uniche. Gli dice che spera di incontrarlo. Silenzio.

Sasà  a quel punto  si commuove, il viso cambia, i lineamenti si ammorbidiscono. Sapete, non so se avete presente quando si capisce che stai per esplodere:   le narici si allargano perchè il respiro si fa affannoso, gli occhi iniziano ad inumidirsi perché è tale l’emozione che il cuore ti scoppia e ti lasci andare alle lacrime che esprimono al contempo forza e tenerezza, affetto e compartecipazione. Ecco Sasà non riesce a parlare, a rispondere a quel detenuto perché piange. Perché è contento. Una bella unione sancita dalle parole, dai libri, da La tempesta di Sasà.

di Stefania Quarta



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